17/11/2008

Matteo Boscarol su "Il Manifesto"

Segnalo l'articolo di Matteo Boscarol pubblicato dal quotidiano "Il Manifesto". L'intervento è, a mio parere, una eccellente sintesi del significato della cultura pop giapponese nell'attuale società contemporanea.

Cristiano Martorella

                   

La rivoluzione di Goldrake, trent'anni dopo

di Matteo Boscarol

LIBRI: MARCO PELLITTERI, IL DRAGO E LA SAETTA, ED. TUNUÉ

Era il 1978 quando il cartone animato Ufo Robot Grendizer, conosciuto da noi come Goldrake, arrivò sui teleschermi italiani. Sebbene alcuni anime giapponesi fossero già stati trasmessi nel nostro paese, il suo impatto visuale fu enorme, tanto da segnare un avvenimento mediatico che adesso, trent'anni dopo, può essere preso come un punto di svolta negli studi su questo fenomeno. Un punto di svolta che apre numerose piste di esplorazione, come evidenzia il corposo saggio di Marco Pellitteri Il Drago e la Saetta. Sociologo ed esperto conoscitore dei flussi mediatici, l'autore analizza l'iter e la ricezione di anime e manga in Italia e in Europa, all'interno di un progetto che ha coinvolto vari studiosi impegnati nella ricerca su questi temi, dall'italiano Cristiano Martorella, al francese Jean-Marie Bouissou, al giapponese Kiyomitsu Yui che apre il volume con la sua introduzione.
Nodo centrale del libro è il processo di espansione di una certa cultura audiovisiva giapponese in Europa, quella veicolata dai fumetti (manga) e dall'animazione (anime), prima in televisione e al cinema, poi nei videogiochi e infine con l'afflusso dei relativi gadget. Pellitteri fornisce un'ampia cartografia del modo in cui questa novità è stata accolta, rielaborata e fruita in Italia e in altri paesi (Francia, Spagna, Germania). L'innesto di questa «mitologia altra» è avvenuto in due fasi, la prima dal '75 al '95 e la seconda dal '95 a oggi, rese con due immagini metaforiche, il Drago (Goldrake) e la Saetta (Pokemon), che danno il titolo al libro. Se nella prima fase il Giappone si presentava come un misto di Oriente e di (predominante) Occidente, nella seconda ha gradualmente acquisito maggiore sicurezza sul piano commerciale, dando di sé un'immagine più palesemente orientaleggiante. In una terza fase, secondo l'autore attualmente in corso, il Giappone ha infine cominciato a esportare il proprio «marchio» culturale in modo più istituzionale, mediante azioni «propagandistiche» del suo Ministero degli Esteri.
Interessante, nella parte finale del libro, l'analisi dei fenomeni sorti in Italia sulla scia di questa «invasione» nipponica, dal cosplay, la pratica di indossare costumi di personaggi di anime/manga, alle cover-band, gruppi che riprendono le sigle dei cartoni animati eseguendole in giro per tutta l'Italia. Una passione, questa, che ha perfino fatto nascere la prima radio a tema, www.radioanimati.it. Completa il volume un'ampia bibliografia, strumento utilissimo per chi si dedichi agli studi in questo settore ancora da esplorare in tutte le sue valenze. A tale proposito, Pellitteri ricorda l'episodio dell'interpellanza parlamentare su Goldrake alla fine degli anni '70, indicativo del timore verso gli anime dimostrato allora da certa sinistra. A trent'anni di distanza, appare evidente come una riflessione seria sulla realtà non si possa esimere dall'affrontare il pop, anche quello nipponico, parte integrante del patrimonio «mitologico» moderno.

           

Riferimento bibliografico:

Matteo Boscarol, La rivoluzione di Goldrake, trent'anni dopo, in "Il Manifesto", 14 novembre 2008.

 

 

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